Uragano Florence: genesi, evoluzione e di un ciclone tropicale potenzialmente pericoloso per gli USA

Nell’ oceano Atlantico è entrata nel vivo la stagione degli uragani, dopo Gordon che è stata la prima tempesta tropicale a raggiungere gli stati americani che si affacciano sul golfo del Messico, ora gli occhi sono puntati sull’ uragano Florence che nei prossimi giorni potrebbe raggiungere l’ East Coast americana.

Prima di entrare nel dettaglio delle previsioni, vediamo la genesi di questo ciclone tropicale.

I meteorologi del National Hurricane Center (NHC) hanno iniziato a monitorare questo sistema il 28 agosto, quando una perturbazione si è spostata dalle coste occidentali dell’ Africa verso l’ oceano Atlantico.

La depressione raggiunta le calde acque dell’ oceano ha iniziato rapidamente ad organizzarsi e intensificandosi, diventando la sesta depressione tropicale dell’ anno.

 

 

Nei giorni successivi fino al 5 settembre, il ciclone si è rapidamente intensificato raggiungendo prima l’ intensità di tempesta tropicale e poi quella di uragano.

Il picco d’ intensità è stato raggiunto la sera del 5 settembre quando Florence è diventato un uragano di cat.4 della scala Saffir-Simpson con venti massimi a 209km/h.

Successivamente, Florence ha incontrato una zona con elevato wind shear che ha reso la struttura del ciclone meno simmetrico e ha indebolito la convezione, in questa fase Florence ha subito un rapido indebolimento fino ad essere declassata a tempesta tropicale.

Da questa immagine satellitare si osserva bene la asimmetria del ciclone tropicale in questa fase.

Dal 7 settembre le condizioni ambientali sono tornate favorevoli ad una nuova intensificazione del ciclone tropicale; infatti il wind shear è diminuito e la Florence ha attraversato una zona dell’ oceano tropicale Atlantico con acque molto calde intorno ai 29°C.

La struttura di Florence è tornata simmetrica con un occhio visibile anche dalle immagini satellitari e la convenzione è aumentata rapidamente con i venti che si sono intensificati raggiungendo in queste ore i 195km/h e attualmente il ciclone ha raggiunto nuovamente la categoria 4.

Questa è una delle ultime immagini satellitari di Florence di oggi 10 settembre.

 

Ora vediamo le previsioni per i prossimi giorni e i possibili impatti di questo uragano potenzialmente distruttivo.

Nelle prossime ore e giorni le condizioni ambientali sono favorevoli ad un’ ulteriore rafforzamento dell’ uragano che potrebbe raggiungere anche la categoria 5 prima del landfall, sia le previsioni dell’ NHC che dei principali modelli meteorologici indicano che l’ uragano potrebbe colpire l’ East Coast americana e continuare il proprio tragitto negli USA, indebolendosi gradualmente.

 

 

Un uragano di questa intensità causa danni sia per i venti distruttivi, piogge molte intense che potrebbero causare alluvioni lampo (sono possibili anche tornado), ma anche a causa della storm surge, ovvero un innalzamento del livello del mare anche di alcuni metri che causa inondazioni della zone costiere e si stima che circa il 75% delle vittime degli uragani sia dovuta proprio e questo fenomeno.

fonte: http://www.meteo.it/wikimeteo/glossario/10132/storm-surge.shtml

Come riportano anche gli esperti meteorologi dell’ NHC, è ancora relativamente presto per stabilire dove avverrà con precisione il landfall dell’ uragano, tuttavia è bene prevenire e attuare un piano di prevenzione contro l’ uragano.

Per concludere, è bene anche osservare la situazione in tutto l’ oceano tropicale; infatti oltre a Florence di cui ho ampiemente parlato, sono attivi altri due uragani Isaac ( cat. 1) e Helene (cat.2).

Isaac nei prossimi giorni continuerà il suo verso viaggio verso ovest e potrebbe colpire le Piccole Antille e Portorico.

Invece Helene dovrebbe curvare presto verso nord dove le condizioni atmosferiche saranno meno favorevoli e indebolirsi.

La presenza di tre uragani attivi contemporaneamente è un evento notevole, anche se non è uno scenario da “the day after tomorrow”, nel settembre 1998 si avuti attivi anche 4 uragani contemporaneamente.

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