La bufera di neve negli USA del 1888

Nei primi mesi del 1888 a New York non si faceva altro che parlare di quello che fino ad allora era sicuramente stato uno degli inverni più caldi degli ultimi anni.

Il giorno 10 marzo, alle ore 21:00 il termometro segnava una temperatura di circa 10 °C.

Il giorno successivo per quanto il cielo fosse coperto e qua e là venisse segnalato anche qualche rovescio di pioggia, la temperatura era ancora sopra le medie del periodo.
Nel corso del pomeriggio, però, qualcosa cominciò a cambiare.

Il vento iniziò a rinforzare sempre di più, i rovesci e i temporali aumentarono d’intensità, la pressione atmosferica diminuì rapidamente e cominciarono ad arrivare segnalazioni dei primi inconvenienti.

Quell’ 11 marzo, però, era domenica: il centro meteorologico di New York era semideserto ed erano
interrotti tutti i contatti con il Centro Meteorologico Nazionale di Washington.
Là a Washington la situazione era più chiara: le coste orientali degli Stati Uniti e New York in particolare stavano per essere colpite da una violenta bufera di vento, neve e freddo che avrebbe messo inginocchio la città per giorni.

La tempesta si originò a causa dello scontro tra masse d’aria dalle caratteristiche profondamente differenti la prima proveniva dal Golfo del Messico, relativamente calda e carica d’umidità.
L’altra si muoveva dal Canada verso sud, ma aveva origine addirittura a nord del Circolo Polare Artico. Le due masse d’ aria si incontrarono proprio il pomeriggio di domenica e dallo scontro si generò rapidamente un un profondo ciclone invernale.

La parte centrale del ciclone cominciò a muoversi verso New York, spinta da venti fortissimi. Verso sera la pioggia in città diventò sempre più intensa e fitta, il vento soffiava ormai con raffiche insopportabili, al punto che un tram a cavalli fu addirittura ribaltato.
Arrivata la mezzanotte, la temperatura scese intorno allo zero e la pioggia si tramutò in neve.

In realtà, per quanto fosse ormai chiaro che era in corso un evento di eccezionale portata, la mancanza di un avviso di tempesta diramato dall’ufficio meteorologico fece andare a letto i Newyorkesi senza troppe preoccupazioni.

Il mattino seguente la città non sembrava più la stessa: una spessa coltre bianca ricopriva tutto e la bufera non accennava a smettere. Il forte vento creava alti cumuli di neve a ogni angolo, bloccando il traffico dei tram e della sopraelevata (alcuni cittadini ne approfittarono, facendo pagare ai
malcapitati rimasti chiusi sulla sopraelevata la possibilità di scendere a terra tramite scalette a pioli).

Per l’intera mattinata la città tentò di andare avanti, cavandosela alla meno peggio, ma a metà giornata tutto era ormai totalmente bloccato.
Chi al mattino era riuscito a recarsi al lavoro dovette ben presto abbandonare l’idea di rientrare a casa quella sera.
Uffici, alberghi, palestre, scuole si trasformarono in grandi dormitori, dove trovarono riparo migliaia
di persone.

Nella notte tra lunedì e martedì continuò a nevicare: la città era ormai irriconoscibile. Fortunatamente martedì mattina la nevicata cessò e dal pomeriggio la temperatura iniziò a salire su tutta la zona.

Condizioni meteorologiche favorevoli consentirono alla città di tornare rapidamente alla normalità, ma ben presto ci si accorse che la tempesta aveva lasciato sul campo decine di morti.
Chi per il freddo, chi per una lastra di ghiaccio caduta da un cornicione, chi per una brutta caduta o per un altro tipo di incidente, chi per essere stato letteralmente sommerso dalla neve, alla fine nella sola New York si contarono circa 400 decessi.
Ma il bilancio sale esponenzialmente se si considera che la tempesta coinvolse gran parte dell’intero Nordest degli Stati Uniti (tutta la fascia costiera atlantica fu colpita dalla tempesta con particolare violenza).

La più grande nevicata del secolo, con i suoi 60 cm di neve caduti in sole 24 ore e con cumuli causati dal vento alti anche 3 metri, era a quel punto ormai passata. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: in seguito a tutti gli inconvenienti causati alle linee elettriche, telegrafiche e telefoniche, si decise di trasferire tutti i cavi sottoterra e abbattere la vastità di tralicci che spuntavano “come funghi” su ogni strada, a ogni angolo, a pochi metri l’uno dall’altro.

New York uscì più moderna dalla bufera e da lì a poco poté anche inaugurare la sua prima metropolitana sotterranea.

Per concludere l’ articolo vi allego qualche foto dell’ epoca.

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