L’ eruzione del Krakatoa del 1883

Con il nome Sud-est asiatico si intende una vasta regione dell’estremo oriente che comprende la penisola dell’Indocina e l’arcipelago dell’Indonesia.

Si tratta di una regione geologicamente molto attiva, costellata da vulcani e spesso scossa da terremoti e maremoti anche violenti. Non è un caso quindi che una delle più potenti eruzioni vulcaniche che siano state viste e documentate dall’uomo abbia avuto luogo proprio in questa parte del mondo.

Nell’agosto del 1883 il vulcano Krakatoa eruttò con tale violenza da causare un vero cataclisma, con conseguenze fino a centinaia di chilometri di distanza e causando cambiamenti climatici per mesi in tutto il pianeta.

Dall’inizio della primavera del 1883 gli abitanti di Batavia (l’attuale Giacarta) nell’isola di Giava sentivano strani brontolii verso ovest. In molti erano convinti che si trattasse degli echi di qualche combattimento (i mari di questa parte del mondo erano infatti continuamente solcati da navi pirata e i rumori dei cannoni riecheggiavano spesso nell’aria). Gli abitanti della parte più occidentale di Giava si erano però accorti che quei brontolii provenivano in realtà da un’isola a poche decine di chilometri dalla costa: era l’isola di Krakatoa nello Stretto della Sonda, un braccio di mare tra Sumatra e Giava che mette in collegamento l’Oceano Indiano con il Mare di Giava.

Si trattava di un’isola vulcanica disabitata, che nel passato aveva già dato segni di irrequietudine, ma che da circa 200 anni sembrava aver cessato ogni attività.

Dall’ aprile del 1883 però da una delle bocche iniziarono a fuoriuscire nuvole di polveri e ceneri e il 20 maggio uno dei coni dell’isola emise una nuvola così densa da oscurare il cielo per molte ore. Questi segnali, lontani dall’essere interpretati come le prime avvisaglie di un tremendo risveglio, attirarono per settimane curiosi e turisti! In molti si avventurarono fino alla cima per scrutare l’interno del cratere! Il mese di giugno trascorse senza particolari preoccupazioni, ma a luglio l’attività del vulcano riprese, sempre più intensa, al punto che per l’inizio di agosto ogni approdo sull’isola venne vivamente sconsigliato.

Dalle diverse bocche vulcaniche, uscivano ormai costantemente nubi di ceneri, polveri, lapilli e
l’isola era spesso scossa da violenti tremori. Domenica 26 agosto accadde il peggio: alle 13:00 si udì un forte boato e un’immensa nuvola nera si alzò dall’isola per più di 25 km. La terra non solo dell’isola, ma anche di Sumatra e Giava iniziò a tremare e verso sera onde marine altissime, generate da maremoti sviluppati in prossimità del vulcano, raggiunsero le coste vicine. Per tutta la notte l’intera zona fu colpita da una fitta pioggia di detriti e polveri che ricoprirono tutto e resero l’aria irrespirabile; la scena già apocalittica di per sé, era resa ancora più catastrofica dai bagliori di centinaia di lampi che l’elettricità presente nell’ aria generava.

Nel primo mattino il peggio sembrava ormai passato, ma si trattava solo della quiete prima della tempesta: a metà mattinata l’isola esplose! Il boato fu così forte da essere udito in tutta l’Asia e in Australia. Rocce
incandescenti furono spinte in aria per decine e decine di chilometri; il cielo si oscurò su tutta l’Indonesia; violenti terremoti e maremoti sconvolsero per ore tutta la zona.Onde alte fino a 30-40 metri seminarono morte e distruzione per decine di chilometri. E gli effetti di queste onde, dette tsunami, furono sicuramente la causa maggiore dei decessi: l’isola di Krakatoa era infatti disabitata e “a distanza di sicurezza” dalle terre vicine, ma nulla si potè fare per fermare questi tsunami.
Interi villaggi furono rasi al suolo, decine di imbarcazioni vennero ridotte in mille pezzi e si contarono fino a dieci diversi tsunami.

Ciascuno fu seguito da minuti e a volte anche da ore di calma piatta, traendo così in inganno gli abitanti delle coste, i quali credendo che il peggio fosse ormai passato, correvano verso le zone allagate per portare in salvo persone e cose e alla fine si contarono più di 35.000 decessi.

Un’eruzione così violenta ebbe conseguenze notevoli anche sul clima dell’intero pianeta.
L’esplosione del Krakatoa causò una diminuzione del 20/25% nella trasparenza atmosferica e un calo della temperatura media annua terrestre di circa un grado.
La spedizione scientifica inglese, capeggiata dal fisico Russell, studiò con attenzione il movimento delle particelle sospese nell’atmosfera e non solo arrivò a calcolare che la nube di polveri impiegò circa 2 settimane per fare il giro del mondo, ma diede un contributo fondamentale nello studio della fisica dell’atmosfera, la scienza alla base della moderna meteorologia.
Un secondo aspetto più suggestivo riguarda gli effetti ottici che queste polveri riescono a dare: in tutto il mondo da quell’ agosto 1883 e per molti mesi i tramonti si colorarono di un rosso intenso.Anak_Krakatau

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